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Storia, Scritti, Filmati

Storia, Scritti, Filmati

Ne, Valgraveglia,

Campo di Ne,

la Famiglia Circella.

Ne è un comune di 2300 anime circa, una superficie di circa 65 Km², quindi molto grande, pochi abitanti, tante colline, monti, boschi, fondovalle stretto ora densamente abitato, mentre in passato erano i tanti paesini in collina ad esserlo maggiormente. La superficie del Comune di Ne corrisponde quasi totalmente alla Valgraveglia, confiniamo con i comuni costieri di Lavagna e Sestri Levante, all’interno con Cogorno, Carasco, Mezzanego, a est con Casarza e gli spezzini Maissana e Varese Ligure, raggiungibili tramite il passo del Biscia. Poche centinaia di metri a nord, sul versante del monte Zatta, ci dividono da Santa Maria del Taro e quindi dalla Provincia di Parma.
E’ una Valle chiusa, a pochi chilometri dal mare di Chiavari e Lavagna, che sale poi oltre i 1000 metri.
Fino all’occupazione Francese di inizio ‘800, si chiamava Territorio di Garibaldo, chiaro riferimento al nome longobardo di epoca altomedioevale, rimasto diffusissimo nei cognomi locali. Recenti ricerche hanno confermato le tradizioni orali che volevano gli avi dell’Eroe dei due Mondi originari di qui: Angelo Garibaldi, nonno di Giuseppe, nacque e fu battezzato a S. Biagio di Garibaldo a Chiesanuova, emigrando giovincello a Chiavari. I Napoleonici in pochi anni crearono una rete amministrativa dove prima la Repubblica di Genova era ancora a livelli medioevali. Diedero innanzitutto il nome al nuovo Comune, e per farlo si appoggiarono a quelle che localmente erano le uniche entità riconosciute dal popolo: le parrocchie. L’allora Territorio di Garibaldo era composto in tutta la Valle da tante parrocchie, le principali però erano S. Biagio di Garibaldo che deteneva l’Arcipretura, e S. Maria di Ne, con meno titoli ma più estesa e popolosa. (N.B. Garibaldo e Ne corrispondono a due piccole valli parallele con relativi torrentelli che affluiscono da nord verso sud nel Graveglia). I Francesi infischiandosene dell’Arcipretura contarono come più importante Ne per estensione e popolazione, e quindi chiamarono così il nuovo Comune… La cosa non fu digerita così facilmente dai Garibaldi che per tutto l’800 avanzarono pretese sul nome, con momenti di tensione e risse. Tutt’oggi c’è un Clan di Garibaldi emigrati in Argentina che rivendica il cambio del nome o almeno un’aggiunta.
Una piccola pace fu raggiunta intorno al 1930 con la costruzione del Municipio: fu edificato a Conscenti, a ridosso del fiume, proprio sul beudo che segna il confine tra le due parrocchie!
Ne è uno dei 5 comuni italiani col nome più corto. Il significato deriva con tutta probabilità dal monte Zatta, dalla sua forma a Nave o dalle neviere ancora visibili sulle sue pendici. Io propendo più per la forma del monte che sembra un’enorme Nave visibile da tutto il Tigullio fin dal mare. In Genovese Nave si dice Nae, voce che nei secoli, per troncamento o meglio per risparmiare anche sul fiato, è diventato Ne senza accento così come lo pronunciamo in paese. Ancora oggi salire a piedi verso lo Zatta si dice anemmu in sa Nae, che voglia dire saliamo sulla nave o saliamo dalle neviere (sono fosse dove veniva schiacciata la neve per trasformarla in ghiaccio, conservarlo per poi trasportarlo in blocchi in città d’estate) poco cambia.
Sta di fatto che la frazione dove c’è la chiesa parrocchiale di S. Maria è proprio sotto lo Zatta, o meglio sotto il versante che sembra la prua della Nave, e immagino quindi che 1000 anni fa divenne Ne per questo motivo. Ma non è finita qui, purtroppo. A complicare la già complicata toponomastica locale, intervenne di nuovo Napoleone, o meglio un’altra sua legge famosa.
Con l’Editto di Saint-Cloud vietò in tutto l’Impero per giustissimi motivi igienici la sepoltura nelle Chiese come si faceva fino allora.
Qui a Ne la legge fu recepita decenni dopo già in Regno Sabaudo, ma non fu presa tanto bene. Il nuovo cimitero doveva sorgere qualche chilometro distante dalla Chiesa e dal paese e questo creò una piccola rivolta: la gente voleva i propri cari defunti vicini, se non si poteva più in Chiesa allora il Cimitero doveva essere attaccato al paese. Dopo tante discussioni fu costruito a ridosso della Chiesa e delle case. Fu così che a fine ‘800 il Camposanto di Ne era ultimato, molto ampio e quasi più grande del paese stesso. Da allora per tutti i parrocchiani, di collina e di fondovalle, per andare a trovare i propri cari defunti si andava au Campusantu de Ne, ben presto per il solito troncamento o risparmio di fiato che sta nel nostro DNA, divenne Campu de Ne ossia l’attuale frazione di Campo di Ne. Ricapitolando: se controllate la nostra zona su varie mappe stradali, difficilmente le troverete uguali, e con toponimi diversi. Ne esiste solo come entità comunale che raggruppa tutte le frazioni della Valgraveglia, con capoluogo Conscenti perché sede municipale, mentre la nostra frazione è Campo di Ne e non solo Ne come lo è da sempre.
Semplice no?
E proprio qui nonno Tugnin e nonna Virginin dagli anni ’30 con i loro 5 figli maschi, tra i quali il più giovane era papà Carlo, gestivano un’osteria-bottega-frantoio- mulino che era un po’ il centro commerciale del paese. Alla fine degli anni ’60 con l’arrivo della strada carrozzabile, questo piccolo mondo finì, e papà Carlo con mamma Franca Giovanna portarono avanti solo l’attività di frantoio di olive in inverno e di piccolo commercio di ortofrutta locale d’estate. I nonni materni Vitturin dei Montedonico e Maria dei Podestà erano grandi cultori di cucina tradizionale: Maria con le bisnonne Milia e Genotto, hanno trasmesso a mamma Franca i saperi dell’arte della nostra cucina, fatta di piatti semplici ma di lunga laboriosità artigianale. Noi tre fratelli, Roberto, Sergio e Andrea, siamo cresciuti a contatto con i Contadini della nostra Valle, con il loro duro lavoro e i loro splendidi prodotti ortofrutticoli, il loro prezioso olio. E quando poi con Roberto abbiamo deciso nel 1987 di costruire La Brinca, è stato naturale per noi puntare sulla Cucina di mamma Franca e sui prodotti locali, frutto di un’agricoltura difficile ma che è la miglior difesa per le nostre Terre. Con Roberto, mia moglie Pierangela e (speriamo) con la nuova generazione dei nostri gemelli Matteo e Simone, il cugino Stefano, l’ormai nonna Franca e con le nostre splendide ragazze di cucina e di sala, dopo venticinque anni portiamo avanti una bella storia fatta di tanta passione e tanti sacrifici, guardando al futuro con nel cuore il passato.

Sergio Circella